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Coliving: cos’è e come si fa

Coliving: cos’è e come si fa

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Se cerchi su Google la definizione di coliving, rischi di perderti nella ricerca senza trovare una definizione precisa e puntuale. Come mai?  Il Signor Google ti rimanda immediatamente alla definizione di cohousing, come se le due cose fossero equivalenti.

Effettivamente, il coliving è un figlio del più antico cohousing e si fonde anche con il più moderno coworking. Insomma, un sacco di “co qualcosa” tra cui difficilmente si riescono a stabilire differenze.

Meglio chiarire subito il significato dei primi due termini. Cohousing è la formula abitativa che nasce nei paesi del nord Europa dall’esempio della più antica Comune. Famiglie che si uniscono secondo principi solidaristici per condividere abitazioni, al cui interno esistono appartamenti privati e spazi da condividere.

Passiamo invece al Coworking. Stavolta non si abita insieme, ma si lavora insieme per riuscire a generare nuovi progetti a partire dall’uso condiviso dell’ufficio. Un modo per ammortizzare i costi di gestione di un studio privato e non subire la noia del freelance che dorme, mangia e lavora nel letto di casa sua da mattina a sera.

Ma allora cos’è il Coliving? Non solo condivisione della casa e non solo condivisione dello spazio lavorativo, ma condivisione della vita. Troppo romantico? In realtà no, se condividere la vita diventa un sistema ben preciso di gestione del tempo, degli spazi, delle passioni e anche dei problemi.

Da quando abbiamo avviato l’esperimento di Home for Creativity abbiamo notato la grande difficoltà nel comprendere quali siano le caratteristiche peculiari del coliving che lo distinguano dai suoi predecessori, ma anche dalle strutture ricettive che si muovono nell’ambito del turismo esperienziale. In realtà il termine “coliving” connota più un atteggiamento che un vero e proprio sistema pratico di funzionamento. O almeno così ci è apparso inizialmente. Piano piano, facendo esperienza quotidiana di vita condivisa, ne abbiamo estrapolato un bel po’ di caratteristiche, che rendono il coliving un modello abitativo assolutamente distinto dagli altri.  

Ecco, in sintesi,  cosa abbiamo appreso in questo primo anno di esperienza.

IL COLIVING NON AMA I PALAZZI

 

Se per il cohousing in genere si preferiscono grandi stabili, in cui i condòmini abitano il loro spazio privato (in genere un appartamento) e scelgono quando vivere e come vivere gli ambienti comuni, nel coliving si parla di case che contengono tra le 6 e le 15 persone, le quali prendono ciascuna in gestione una camera all’interno, ma vivono le loro giornate utilizzando tutti gli spazi della residenza.

Spazi che, preferibilmente, devono essere in e outdoor. Un casolare rurale sarebbe la scelta ideale, perchè ha in sè il seme del contatto con la natura, la serenità dei paesaggi collinari e l’orto, utilissima valvola di sfogo per chi lavora al pc tutto il giorno e vuole godersi il silenzio della campagna nei momenti di relax.  

Questo comporta un contatto più diretto con gli altri abitanti, ma accresce notevolmente le opportunità di confronto e di creazione di nuove idee, oltre che la generazione di un rapporto di complicità e di supporto nelle difficoltà molto più forte. Cucina condivisa, soggiorno comune dove guardare la tv insieme la sera o semplicemente prendere una chitarra e trascorrere una serata a bere vino sono sicuramente gli ingredienti essenziali di un coliving funzionante.

GLI HOMERS: PER PARLARE DI COLIVING BISOGNA AVERE DELLE GUIDE DI COMUNITA’

 

Quelli che Home for Creativity ha scelto di definire Homers svolgono la funzione di vere e proprie guide di comunità, persone che facilitano la convivenza all’interno della casa. Queste figure coincidono quasi sempre con i proprietari originari della casa che, per propria disposizione d’animo, scelgono di non viverci da soli ma di condividere l’abitazione con perfetti estranei. Un processo che si muove secondo un principio di semplicità e snellimento di ogni pratica quotidiana. Tuttavia non un processo semplice.  Per poter comprendere quali fossero le esigenze contrastanti degli abitanti della casa, capire come gestire eventuali contrasti di pensiero, di opinione o di carattere, regolamentare l’utilizzo degli spazi per dar modo a tutti di goderne e riuscire a far fronte a ogni nuova domanda di chi risiede all’interno abbiamo impiegato più di un anno di attività e ancora oggi sappiamo che l’esperimento è solo all’inizio.

In più non basta un regolamento, ma serve la presenza, l’esserci anche quando si è assenti, il poter garantire all’altro abitante un supporto e far in modo che nell’abitante scatti lo stesso atteggiamento verso il suo simile, anche per brevi periodi.

Creare sinergie è un meccanismo che si apprende con l’esperienza o con la formazione, o meglio ancora con entrambi.

CREARE OCCASIONI

Essenziale è la creazione di occasioni che rendano la struttura non chiusa su se stessa e attorno ai suoi soli abitanti. Vivere insieme, se non si è in grado di uscire dalla casa e respirare continuamente aria nuova, può diventare pesante anche per l’abitante migliore del mondo. Perciò spetta principalmente agli Homers e agli altri abitanti temporanei la capacità di creare opportunità di apertura al mondo esterno, al contesto in cui quella casa nasce. Viaggi, escursioni, attività outdoor, eventi culturali, corsi, laboratori, spazio di coworking aperto anche agli esterni sono solo alcuni dei modi che possono servire a movimentare continuamente la vita della piccola comunità che di volta in volta si crea.

IL COLIVING NON E’ PER SEMPRE

 Se il cohousing è fatto per il periodo a tempo indeterminato, il coliving non ama il “per sempre”. È un modello abitativo adatto ai single, alle coppie o alle famiglie trasgressive che non amano la stabilità, ma preferiscono a questa la possibilità di scegliere dove e come vivere a seconda dei loro progetti, dei loro desideri e anche dei loro cambiamenti comportamentali o umorali.  Il nostro modello, ad esempio, propone residenze da 1 notte fino a 18 mesi. Perché? Perché abbiamo valutato che si può diventare parte di una comunità in un solo giorno, ma superare i 18 mesi è spesso difficile, soprattutto perché il coliving si riferisce a chi cerca residenze temporanee più che case definitive in cui trascorrere tutta la vita. La velocità con cui il mondo e le necessità personali mutano richiede di essere assecondata anche nella scelta della casa in cui abitare. 

I punti più caratterizzanti del coliving in realtà sono questi, ma le sfumature per mettere in pratica ognuno di essi sono davvero tante e soprattutto variano in base a chi vive quotidianamente il coliving e ai ruoli che di giorno in giorno si sceglie di dare agli altri e a se stessi. Per questo noi parliamo di Home manager, gestori responsabili della casa. Le regole cambiano in base a ciò che ognuno può offrire alla comunità e la bravura sta nel saper comprendere le peculiarità umane e le competenze di ciascuno per garantire sempre una sinergia perfetta tra gli abitanti.  

Non si può parlare di modello preconfezionato, ma di metodologia da adottare per far sì che ogni abitante viva la sua esperienza unica all’interno del coliving in cui trascorre del tempo.

Se vuoi saperne di più scopri la nostra Home e guarda il video del nostro primo anno

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